E l'uomo s'abbandonò all'ebrazza infernale
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il titolo è presagio
La città ingoia un traffico distorto che torna ad unire lacrime sommerse. Appariscenti fiammelle sputano voci elettriche nella notte, quando, piano, le auto s'avvicinano. Il mondo sta ripercorrendo gemiti disattivati. Questo vortice oscuro sotto la pelle che sprona teste a sentirsi spie di vento.... queste vite si torturano... riempiono uditi di depressione, riempiono orecchie di granelli di sabbia. A vole mi chiedo cosa sia l'orrore di questi visi raffreddati, queste risate perse, insensibili, queste gioie che irrompono come pugni, non hanno senso. E se si potesse trovare, sfumerebbe nella morte. Queste anime si gelano e dondolano, barcollano lungo vie in frantumi. I sogni dispersi negli orizzonti lividi.... i cuori spappolati da notti senza fine, da quel tremore che brucia di paura i silenzi. Che tutti possano trovare pace, questo spirito non esplora, si porta avanti maceti e teste, divide di consapevolezza il futuro e disperde i frammenti nel vuoto. Questa musica giunge insaziabile e capovolgere libertà limitate, ad urlare passioni inespresse. La società sta bruciando... si degrada mangiando sperpero ed ingiustizia, bigottismo e moralità. Che possano arrivare le teste a pensieri liberi, unici.... che possa ognuno far marcia senza paura...
Grazie dei complimenti che mi fate, scrivo tutto di getto, ma non è un diario.... di solito scrivo così e poi ci ricamo una storia attorno.... e pubblico il libro.... o almeno ci provo. Grazie di tutto
Il tempo aveva scandito i secondi, aveva unto le ruote d’una vita scivolata oltre, nel limbo, nel silenzio d’un secondo mai più collezionato.
Il signor… un attimo per ricominciare
S’era già messo i guanti…. La pelle si screpola quando l’autunno avanza.
Aveva indossato un cappotto appena più lungo del necessario e tracciato con la voce i primi aliti del mattino. Il signor… Elenco.
Una vita vissuta a metà eppure intera, da prendere, spolpare, ricavare… il saluto d’una donna attesa e mai giunta.
Il mattino… le tapparelle scuotono il tempo fuori. Quando i primi fumi d’un inquinamento nero salgono a disturbar l’azzurro d’un cielo infranto…. Che sarebbe se non fosse già stato. Piano la nebbia ammorbidiva le case… strascicava nuvole tenui attorno gli spigoli.
E vibrava, di quel sapore tossico che ingoia luci rilasciando tenebre.
Ormai s’era tinto di nero… la vastezza d’ celeste opaco, aveva disteso macchie d’asfalto.
Ormai… nulla. Quando l’ottobre è entrato a comperare i giorni, ha deciso di portar via ogni genere di raggio solare. Ha preferito coprire d’ovatta lo sfondo distante e non ha giocato più…. a proporre sogni come quando tutto è diverso, disteso…
Invece, solo aria malata e nulla più.
Un attimo per ricominciare.